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Questo volume nasce come una revisione radicale di un atto di accusa civile. Non vuole trasformare l'intelligenza artificiale in un idolo negativo, perché la demonizzazione è spesso una forma rovesciata di adorazione. Vuole invece riportare al centro la domanda politica che il mercato prova a rendere invisibile: chi decide, con quali dati, con quali incentivi, con quali controlli e con quali conseguenze per la vita concreta delle persone?
Il titolo Processo all'AI non indica un tribunale immaginario contro una macchina. Indica un metodo: interrogare i produttori, le infrastrutture, le retoriche, gli incidenti, i finanziamenti, le alleanze e gli effetti sociali dei sistemi che stanno entrando nella scuola, nel lavoro, nella sanità, nella pubblica amministrazione, nella guerra, nella ricerca scientifica e nella formazione dell'opinione pubblica.
La prima versione di questo testo aveva una forza polemica chiara, ma soffriva di un difetto editoriale: alcune sezioni ripetevano la stessa formula interpretativa applicandola a soggetti diversi. Questa edizione bonificata conserva l'impianto critico, ma sostituisce le parti seriali con analisi autonome. OpenAI non è letta come Copilot, Copilot non è Gemini, Gemini non è Grok, DeepSeek non è Z.ai, Palantir non è Anthropic. Ogni attore viene osservato per ciò che è: storia, mercato, geopolitica, architettura tecnica e immaginario.
Il tono resta volutamente duro. La durezza, però, non deve diventare superficialità. Dove esistono fatti documentabili, il testo li indica con richiami bibliografici. Dove esistono interpretazioni, esse vengono presentate come tesi critiche. Dove una notizia non permette una conclusione definitiva, il volume non forza la prova oltre il suo valore. Il punto non è costruire un complotto, ma mostrare un sistema di incentivi che può produrre effetti simili anche senza un centro unico di comando.
L'intelligenza artificiale è la prima tecnologia di massa che non si limita a eseguire un gesto, ma pretende di partecipare alla formazione del giudizio. Non solo calcola: suggerisce. Non solo cerca: sintetizza. Non solo archivia: ordina. Non solo automatizza: orienta. Questo cambio di livello produce una frattura antropologica. L'uomo non delega più soltanto forza muscolare o memoria esterna; delega frammenti di decisione, linguaggio, immaginazione e responsabilità.
Il vero rischio non è che un modello si risvegli improvvisamente come nuova divinità. Il rischio più concreto è che uomini, imprese e Stati usino questa paura per concentrare potere, imporre dipendenze e presentarsi come custodi morali dell'emergenza che contribuiscono a creare. La retorica della sicurezza può essere necessaria, ma può anche diventare una liturgia di legittimazione.
Questo volume non rifiuta il progresso. Rifiuta l'ingenuità. Non nega l'utilità degli assistenti IA. Nega che l'utilità sia sufficiente a chiudere il discorso. Una tecnologia può essere utile e pericolosa nello stesso tempo; può migliorare il lavoro di milioni di persone e ridurre la libertà contrattuale di intere categorie; può aiutare un medico e indebolire la sovranità sanitaria; può difendere una rete e diventare strumento di attacco.
La domanda finale che attraversa queste pagine è semplice: l'IA resterà strumento dentro istituzioni democratiche, o diventerà ambiente invisibile dentro cui le istituzioni saranno costrette a muoversi? La differenza tra queste due possibilità non dipenderà dai comunicati delle aziende, ma dalla forza delle regole, dalla competenza pubblica, dalla sovranità dei dati, dalla tutela degli sviluppatori e dalla capacità dei cittadini di non scambiare la comodità per libertà.
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